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Scienze dell’Antichità 14, 2007-2008

Atti del convegno internazionale "Sepolti tra i vivi. Evidenza ed interpretazione di contesti funerari in abitato". Università degli Studi di Roma "La Sapienza" 26-29 Aprile 2006


Curato:
   Bartoloni G.  Benedettini M.G.  
Anno Edizione:
  2009
Collana/Rivista:  Scienze dell'Antichità
info
Isbn:
  978-88-7140-379-3
e-Isbn:
  978-88-7140-103-4
Materie:
   Archeologia
Formato:
  21x28
Allestimento:
  Brossura
Numero Pagine:
  1250
Illustrazioni:
  460 ill. in b/n
Casa Editrice:
  Edizioni Quasar
Cod. :
  AD071400

2 voll. indivisibili

Organo del Dipartimento di Scienze Storiche Archeologiche e Antropologiche dell’Antichità, la presente rivista raccoglie in ambiti tematici risultati di ricerche aggregate nella prospettiva di uno studio integrato delle società antiche in tutti i loro aspetti – ambientale, tecnologico, economico, sociale, politico, artistico, ideologico – considerati quali elementi interagenti in sistemi dotati di specifiche dinamiche di trasformazione. Gli studi che in essa confluiscono sono condotti su materiali documentari diversi – archeologici, filologico-epigrafici, ecologico-naturalistici, ecc. – attraverso metodologie e tecniche analitiche parimenti diverse, in vista della convergenza delle discipline in una più ampia reciproca interazione. La collocazione cronologica e geografica va dalla preistoria al tardoantico e al medioevo, anche se gli interessi prevalenti si accentrano nelle età che vanno dalla neolitizzazione vicino-orientale ed europea al mondo greco e romano.
Sommario: I. La preistoria e la protostoria: C. Conati Barbaro, Custodire la memoria: le sepolture di abitato nel neolitico italiano; A. Cazzella, I morti mancanti? Sepolture e resti umani in alcuni contesti abitativi e neolitici dell’Italia centro-meridionale; G. Recchia, Antenati, «eroi», nemici. Sepolture e resti umani in alcuni abitati dell’età del Bronzo dell’Italia peninsulare. II. L’Oriente antico: S. Campbell, The Dead and the Living in Late Neolithic Mesopotamia; G. Palumbi , From Collective Burials to Symbols of Power. The translation of role and meanings of the stone-lined cist burial tradition from Southern Caucasus to the Euphrates valley; M. Frangipane, The Arslantepe «Royal Tomb»: new funerary customs and political changes in the Upper Euphrates valley at the beginning of the third millennium B.C.; A. Porter, Evocative Topography: Experience, Time and Politics in a Landscape of Death; E. Peltenburg, Enclosing the ancestors and the growth of socio-political complexity in Early Bronze Age Syria; M.G. Biga, Buried among the Living at Ebla? Funerary practises and rites in a XXIV cent. B.C. Syrian kingdom; L. Nigro, Le tombe costruite sulla «Spring Hill» e i Signori di Gerico nel II millennio a.C.; F. Pinnock, Le tombe delle regine assire sotto il palazzo nord-ovest di Nimrud; F. Spagnoli, Sepolture intramurali a Mozia; M.G. Amadasi, Il tofet. Osservazioni di un’epigrafista. III. Il mondo ellenico: A. Mazarakis Ainian, Buried among the living in Early Iron Age Greece: some thoughts; E. Lippolis, Luoghi e azioni rituali del culto eroico nella polis: il caso di Atene; A.M. D’Onofrio, Gli Ateniesi dell’Asty: l’abitato della prima età del ferro attraverso il record archeologico; B. Blandin, Spazio urbano e necropoli ad Eretria; D. Mertens, L’«heroon» sull’agora di Selinunte. Nota preliminare; A. Rallo, Considerazioni su un gruppo di tombe protoarcaiche di Selinunte; L.M. Caliò, Tombe e culto dinastico nelle città carie; F. Guizzi, «Là dove giacciono gli altri benefattori». Archippe di Kyme (eolica) e le sepolture degli evergeti; P. Lombardi, Per sempre accanto al suo dio: La sepoltura di una menade tebana vicino al teatro di Magnesia al Meandro (Inschr. v. Magnesia, 215); M. Galli, SEMA: Sepolture eroiche e identità civiche nell’Oriente dell’impero romano (II-I a.C.); P. Grandinetti, Sepoltura cittadina e onori funebri nell’Asia Minore di età ellenistica: qualche esempio. IV. Roma e il Lazio; D. Filippi, Dalla domus Regia al Foro: depositi di fondazione e di obliterazione nella prima età regia; E. Gusberti, Sepolture in abitato a Roma tra VIII e VII secolo a.C.; A. Gallone, Sepolti tra le mura della prima Roma. Il caso delle tombe sulla pendice palatina; P. Carafa, Uccisioni rituali e sacrifici umani nella topografia di Roma; A. Carandini, Uccisioni rituali-sacrifici umani a Roma, tra centro proto-urbano e prima città-stato. Abbozzando una sintesi; A. Guidi, Sepolti tra i vivi. L’evidenza laziale; A. De Santis, M. Fenelli, L. Salvadei, Implicazioni culturali e sociali del trattamento funebre dei bambini nella protostoria laziale. V. - L’Italia preromana e l’Europa continentale: A. Vanzetti, Appunti per l’indagine sulle deposizioni umane in abitato durante la protostoria europea; M. Bonghi Jovino, L’ultima dimora. Sacrifici umani e rituali sacri in Etruria. Nuovi dati sulle sepolture nell’abitato di Tarquinia. F. Mallegni, B. Lippi, G. Pagni, Considerazioni antropologiche sugli inumati nell’area sacra dell’abitato di Tarquinia; M. Torelli, Exterminatio; G. Bartoloni, La sepoltura al centro del pianoro Piazza d’Armi-Veio; F. Boitani, S. Neri, F. Biagi, La donna delle fornaci di Veio-Campetti; M.P. Baglione, M.A. De Lucia Brolli, Le deposizioni infantili nell’agro falisco tra vecchi e nuovi scavi; A. Ciancio, Necropoli e aree urbane. L’uso «apulo» di seppellire intra ed extra muros nella Peucezia del periodo tra VI e III secolo a.C.; S. Verger, Enterré dans le souvenir de la maison. A propos du tumulus 4 de la Heuneburg dans la haute vallée du Danube; B. Lambot, Les morts du village gaulois d’Acy-Romance (Ardennes- France). VI. Storia, storia delle religioni, aspetti giuridici: C. Ricci, Rappresentazione di sé e autorappresentazione. Una questione d’interpretazione; M. Fiorentini, Culti gentilizi, culti degli antenati; M. Blasi, Il caso controverso degli onori funebri per Publio Valerio Publicola; G.L. Gregori, Loca sepulturae publice data e funera publica nel Lazio d’età romana: qualche considerazione sulla documentazione epigrafica; VII. Confronti etnologici - F. Remotti, Bananeti e tombe arboree: «scomparire» o «rimanere» tra i baNande del Nord Kivu (Congo orientale); M. Arioti, La sepoltura dentro l’abitato fra i pastori del Sudan meridionale; G. M.G. Scoditti, Il volto ad oriente, i piedi dove tramonta il sole.



 I. LA PREISTORIA E LA PROTOSTORIA
Sessione I - Atti del convegno internazionale “Sepolti tra i vivi. Evidenza ed interpretazione di contesti funerari in abitato”. Università degli Studi di Roma “La Sapienza” 26-29 Aprile 2006. Pagine: 15-122
Prezzo: €  20,00  
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 M. MUSSI - Chi e dove seppellire? Un bilancio per il paleolitico superiore
La documentazione del Paleolitico superiore europeo comprende una cinquantina di sepolture, con poco più di 100 inumati. Si suddividono nettamente in una Fase 1, tra 27.000 e 23.000 bp; ed in una Fase 2, tra 13.500 e 10.000, con un solo sito datato a c. 18.000 bp. L’interruzione nelle pratiche funerarie coincide con il LGM e lo spopolamento delle medie latitudini europee, e riprende solo in un momento avanzato della ricolonizzazione di queste stesse aree. Prevalgono nettamente le sepolture primarie, anche per problemi tafonomici, e in particolare le sepolture singole. Durante tutto l’arco cronologico considerato, predominano gli uomini, soprattutto a partire da un’età di ca. 20 anni. Il campione qui descritto è chiaramente selezionato, come si vede anche dalle patologie e da circostanze particolari di morte. La conoscenza di una determinata area funebre sembra essere perdurata per lunghissimo tempo, specie là dove, come in Italia, il popolamento è stato continuativo. Pagine: 17-48
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 C. CONATI BARBARO - Custodire la memoria: le sepolture di abitato nel neolitico italiano
In Italia, le sepolture in abitato sono presenti a partire dal Neolitico antico e in questo periodo costituiscono, insieme alle sepolture in grotta, le uniche testimonianze relative alle pratiche funerarie. Nelle fasi più avanzate, quando iniziano a essere definiti degli spazi formalmente destinati alla sepoltura, con la costituzione di vere e proprie necropoli, non viene abbandonato l’uso di deporre i defunti all’interno dell’insediamento. In questo lavoro si prende in esame la documentazione proveniente da contesti dell’Italia centro-meridionale, considerando i dati prettamente archeologici (posizione della “tomba”, elementi strutturali, presenza di corredo) e quelli antropologici (età, sesso, trattamento del corpo), in modo da evidenziare l’esistenza di analogie o differenze nel comportamento funerario da parte dei diversi gruppi neolitici. Pagine: 49-70
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 A. CAZZELLA - I morti mancanti? Sepolture e resti umani in alcuni contesti abitativi e neolitici dell’Italia centro-meridionale
Lo sviluppo di luoghi formalmente destinati alle deposizioni funerarie è stato tradizionalmente considerato una delle caratteristiche più tipiche dell’Eneolitico in Italia. Le datazioni radiometriche recentemente effettuate per alcune necropoli eneolitiche di tombe a grotticella artificiale (La Selvicciola, presso Ischia di Castro; Fontenoce – area Guzzini, presso Recanati) hanno rivelato che poche decine di sepolture si distribuiscono sull’arco di più secoli: una delle possibili spiegazioni implica che non tutti i componenti di una comunità fossero deposti nella relativa necropoli. L’esistenza di testimonianze relative a sepolture in abitati, sotto diverse forme, pone il problema di comprendere che nesso ci sia tra i diversi tipi di collocazione e a quali individui siano riservati. Viene presa in considerazione come area campione l’Italia centro-meridionale: al momento appare difficile dare risposte esaustive a tali domande, ma può essere importante cercare di definire più precisamente le differenti situazioni e gli interrogativi ad esse collegati. Pagine: 71-82
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 G. RECCHIA - Antenati, «eroi», nemici. Sepolture e resti umani in alcuni abitati dell’età del Bronzo dell’Italia peninsulare
Il rinvenimento di resti umani nell’ambito degli abitati della penisola italiana nell’età del Bronzo non rappresenta una caratteristica frequente, ma la loro attestazione in alcuni insediamenti costituisce un elemento di notevole interesse, che si presta a diverse proposte di interpretazione. Le modalità di giacitura sono piuttosto variabili, anche nell’ambito dello stesso abitato: da vere e proprie sepolture formalizzate, accompagnate da corredo (ad esempio quelle rinvenute nelle postierle delle mura di Coppa Nevigata - FG), a resti scheletrici in connessione che per il tipo di contesto sono interpretabili come morti “accidentali” (può essere il caso del gruppo di individui rinvenuti in una postierla delle mura di Roca Vecchia – LE), fino a singole ossa distribuite in specifiche aree dell’insediamento. Tali differenze possono dunque riportare non solo alla ricostruzione del tipo di decesso o del tipo di rituale funerario, ma anche a più categorie di individui (come gli antenati, gli “eroi”, i nemici) che, in particolare nei casi di deposizioni volontarie, avrebbero subito trattamenti differenti. In questa prospettiva si può tentare di delineare i vari tipi di comportamento, da porre in relazione a specifici significati, nei diversi contesti. Pagine: 83-122
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 II. L’ORIENTE ANTICO
Sessione II - Atti del convegno internazionale “Sepolti tra i vivi. Evidenza ed interpretazione di contesti funerari in abitato”. Università degli Studi di Roma “La Sapienza” 26-29 Aprile 2006. Pagine: 123-362
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 S. CAMPBELL - The Dead and the Living in Late Neolithic Mesopotamia
Burials within settlements are a common feature of the late Neolithic in northern Mesopotamia. Their relationship with the living communities within which they are situated has, however, rarely been considered. A particularly rich mortuary context, the so-called Death Pit at Domuztepe in south-east Turkey, forms a useful starting point from which to provide a new interpretation of the fundamental importance of the relationship between the living and the ancestors in this period. Pagine: 125-140
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 G. PALUMBI - From Collective Burials to Symbols of Power. The translation of role and meanings of the stone-lined cist burial tradition from Southern Caucasus to the Euphrates valley
The stone-lined cist burial tradition appears in Southern Caucasus from the second half of the fourth millennium. Its origins must be searched into the Kura-Araks socio-cultural context, founded on the centrality of the family structure, the importance of group membership and on a basically egalitarian social ideology. From the beginning of the third millennium this burial tradition is adopted in regions (the Upper Euphrates Valley and northern Syria) which little or nothing had in common with the Kura-Araks cultural world. Was it simply the effect of the Kura-Araks expansion over surrounding regions? What is suggested is that the process of adoption of a new funerary custom must be contextualised into the dynamics of change which involved the Upper Euphrates communities at the beginning of the EBI. New political landscapes, the structural and cultural transformations of the local communities after the «Uruk expansion» and the emergence of new groups of power trying to legitimise their positions, could have encouraged the introduction of different burial customs and alternative funerary ideologies. Pagine: 141-168
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 M. FRANGIPANE - The Arslantepe «Royal Tomb»: new funerary customs and political changes in the Upper Euphrates valley at the beginning of the third millennium BC
The paper analyses the phenomenon of the appearance at Arslantepe of an extraordinary tomb from 3000 BC with very rich funerary gifts, mainly consisting in metal objects, and weapons in particular, in a context where intra moenia burials are completely absent. Even the widespread use of burials under the floors, especially children, documented in the earlier phases of the Late Chalcolithic, had disappeared at the end of the fourth and beginning of the third millennium. The emphasis given to the warrior characterisation of the chief in this tomb, where sacrificed adolescents have also been found on the stone slabs covering the cist grave, is well in keeping with the other archaeological evidence relating to the settlement of the same period: this settlement, built on the ruins of the palace of the end of the 4th millennium BC, consisted of domestic structures surrounding a huge fortification wall built on the top of the mound and separating a central area from the rest of the village. The tomb, as well as the walls, reveal conflicts and instability in the area after the destruction of the Late Uruk period palace, and radical changes in the entire organisation of the region. The author hypothesises the re-emergence, in the absence of a real urbanisation, of a basically clan-based society with new high-ranking figures symbolically expressed by warrior elements and wealth in metals. These symbols substituted completely the previous symbols of the centralised authority of the end of the fourth millennium, based on economic power and control over the primary resources (mass-produced bowls, cretulae, temples an religious symbols). The basic funerary ritual elements of the Arslantepe Royal Tomb, though not the numerous special traits, which are specific to this tomb, are also found to the south in the Anatolian Euphrates region, and reveal that the suggested far-reaching changes took place all along the Upper and Middle Euphrates valley after the collapse of the Uruk system. Pagine: 169-194
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 A. PORTER - Evocative Topography: Experience, Time and Politics in a Landscape of Death
This paper considers the relationship between life, death and landscape at the third millennium settlement of Tell Banat. It argues that the cosmic meanings of mortuary practices are as significant as their socio-political implications, to which they are integrally tied. If mortuary practices reproduce, and are produced by, the way people interact with each other, then the way people interact with each other is a product at least in part of their understanding of the cosmos and their place within it. This should not however imply a single and direct relationship between religious belief, political organization and material remains. Pagine: 195-215
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 E. PELTENBURG - Enclosing the ancestors and the growth of socio-political complexity in Early Bronze Age Syria
In this paper, I seek to demonstrate that mortuary practices in the Middle Euphrates valley and adjacent regions were key constructs in the development of socio-political complexity during the Early Bronze Age. The trajectory to convert relative rank to absolute rank did not follow the southern Mesopotamian model, but was largely, though not exclusively, governed by attempts to harness the authority of ancestors. Its ancestor-based political landscape and evolutionary trajectory was also markedly different from contemporary processes of secondary state formation in the Jezira to the east. Effective establishment of inter-generational political legitimacy and escalation of hierarchy in the Middle Euphrates necessitated the strategic appropriation of communal memory and identity by ascendant elites. Critical to this strategy was the control of rituals for significant ancestors, ultimately by the concealment of their tombs within palaces. The process of creating an accepted sphere of exclusivity by emergent elites even prior to institutionalisation of power also involved the acquisition of exotics through embedded exchange networks and the limitation of their circulation by burial. Denied meaningful access to corporate mortuary rituals, marginalized people developed stronger links to personal ancestors through intra-mural, that is private, burial. Political ideology, therefore, contributed significantly to the adoption of enduring intra-mural burial customs. Pagine: 214-248
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 G.M. BIGA - Buried among the Living at Ebla? Funerary practises and rites in a XXIV cent. B.C. Syrian kingdom
The texts of the royal archives of Ebla (Syria, XXIV cent. B.C.), and among them expecially the monthly accounts of deliveries of textilies and the annual accounts of deliveries of metal, provide a wealth of information regarding funerary practises in Ebla itself and in the Syrian region of that time. It is possible to know the funerary offerings, the mourning rites and subsequent ceremony of purification and other practises; such data, together with the archaeological evidence, allow to formulate some hypotheses about the presence of those «buried among the living» at Ebla itself or in towns of the Eblaite kingdom. Pagine: 249-276
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 L. NIGRO - Le tombe costruite sulla «Spring Hill» e i Signori di Gerico nel II millennio a.C.
Sul pendio della «Spring Hill» a Gerico furono scavate, dalle diverse missioni succedutesi nel Novecento, una serie di sepolture e di tombe risalenti alla fase iniziale del Bronzo Medio (2000-1800 a.C.), che contribuiscono ad una migliore comprensione della stratigrafia e della funzione delle diverse strutture architettoniche cui sono collegate. Mentre un primo gruppo di tombe a fossa consente di riconoscere il momento del primo stanziamento di nuovi abitanti sul monticolo di Gerico e, subito dopo, l’edificazione della prima grande opera di fortificazione del sito e l’enucleazione della sommità dello stesso come sede del palazzo dei signori locali, una serie di tombe costruite in mattoni crudi, inserite nelle strutture di sostegno del fianco orientale della «Spring Hill», testimonia l’esistenza di un gruppo sociale ammesso alla sepoltura intra-moenia, proprio mentre riprendeva il sistematico utilizzo dell’ampia necropoli sita vicina al tell. La tomba di una fanciulla, inserita sotto i pavimenti del palazzo e caratterizzata dalla presenza di un corredo di gioielli, ha, inoltre, restituito uno scarabeo iscritto in geroglifici, la cui lettura, ‘dmr Rha («amministratore di Gerico»), potrebbe indicare il titolo dei signori locali e il nome di Gerico come trascritto in geroglifico nel II Periodo Intermedio. Pagine: 277-308
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 F. PINNOCK - Le tombe delle regine assire sotto il palazzo nord-ovest di Nimrud
La recente scoperta di alcune tombe regali femminili sotto i pavimenti del Palazzo Nord-Ovest di Nimrud ha consentito di recuperare un importantissimo lotto di oggetti di gran pregio, vasellame e gioielli, ma soprattutto di analizzare, alla luce anche di altre, precedenti, scoperte analoghe, i costumi funerari e i riti della regalità nel mondo assiro, con particolare riguardo per il ruolo delle donne, o almeno di alcune di esse, alla corte di Assur. L’ipotesi che si propone è che le inumazioni regali femminili subpavimentali non fossero casuali, ma previste al momento della costruzione stessa del Palazzo Nord-Ovest, nel quadro di un uso non solo residenziale, ma anche cerimoniale e rituale dell’intera area del bîta–nu. Pagine: 309-322
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 F. SPAGNOLI - Sepolture intramurali a Mozia
Le campagne di scavo condotte dall’Università di Roma “La Sapienza” e dirette da Antonia Ciasca, effettuate tra gli anni 1974 e 1992, portarono all’individuazione e alla messa in luce della cinta muraria che circondava l’isola per tutto il suo perimetro, e fornirono dati preziosi per delineare un quadro più completo non solo delle tecniche di difesa e dell’edilizia, ma anche della topografia storica e dell’economia di Mozia. Durante l’indagine archeologica alle mura furono rinvenute delle tombe, obliterate dalle strutture, che hanno restituito corredi ceramici molto interessanti; le deposizioni individuate costituiscono testimonianze di grande importanza ai fini di una più completa comprensione dell’organizzazione degli spazi urbani e della localizzazione delle sepolture a Mozia nella fase più arcaica dell’insediamento fenicio, prima dell’edificazione delle mura. Pagine: Pagine: 323-346
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 G.M. AMADASI - Il tofet. Osservazioni di un’epigrafista
È analizzato lo spazio chiamato tofet, tipico degli insediamenti fenici d’occidente. Il tofet è situato di regola alla periferia della città; consiste essenzialmente in un campo di urne che contengono resti di bambini e/o di piccoli animali incinerati. Le urne sono spesso accompagnate da monumenti in pietra (cippi o stele), in vari casi iscritti. Piccoli edifici e strutture cultuali accompagnano il campo di urne, il più delle volte recintato. Questo spazio, interpretato per molti anni come santuario dove i Fenici sacrificavano bambini a Ba‘l Hamon e, in seguito anche a Tinnit, è stato reinterpretato dalla fine degli anni ’80 del novecento, come una necropoli speciale riservata a bambini. Sulla base soprattutto delle iscrizioni qui rinvenute si vuole mostrare che questo luogo era con molta verosimiglianza un santuario dove, in occasioni eccezionali e in momenti di estremo bisogno, si offriva agli dèi quanto si aveva di più prezioso. Pagine: 347-362
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 III. IL MONDO ELLENICO
Sessione III - Atti del convegno internazionale “Sepolti tra i vivi. Evidenza ed interpretazione di contesti funerari in abitato”. Università degli Studi di Roma “La Sapienza” 26-29 Aprile 2006. Pagine: 363-602
Prezzo: €  25,00  
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 A. MAZARAKIS AINIAN - Buried among the living in Early Iron Age Greece: some thoughts
«Intramural» burials in Early Iron Age Greece (1100-700 B.C.) are often regarded to have characterized most communities. Yet, the phenomenon of burying the dead within or in close proximity to the area of the living is not as widespread as it appears at first sight. This practice was mostly restricted to infants and children. Cases of adults or sub-adults who were buried within the living space (or within sacred places) are even less common. In this paper I focus on the cases of burials closely associated with extant architectural remains, either within their limits or at such a close distance to them that one can at least argue in favour of the absence of well defined boundaries within the living and the dead. Despite the problems that one faces when adopting such an eclectic approach, by excluding a significant body of the available data, these specific cases allow a more detailed analysis and discussion than areas which supposedly formed parts of settlements but architectural remains are lacking. Thus, my paper does not aim in discussing the topic from all the possible angles, nor does it pretend to be a thorough treatment of this complex subject. Nevertheless, some ideas are put forward in order to explain this phenomenon, which seems to be associated with specific geographical areas and with communities which shared common cultural features and were characterized by similar social and/or settlement organization. Pagine: 365-398
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 E. LIPPOLIS - Luoghi e azioni rituali del culto eroico nella polis: il caso di Atene
La formazione dell’identità culturale e politica delle comunità greche di età storica passa certamente attraverso l’esperienza religiosa. Culto degli antenati e culto degli eroi sono stati riconosciuti come aspetti importanti di questo processo, che segna lo sviluppo dall’organizzazione insediativa per villaggi, in cui prevalgono i gene aristocratici, alla polis pienamente costituita. In questa trasformazione la città si appropria di alcuni culti privati, dando loro una dimensione civica e cambiandone fisionomia e destinatari in maniera sostanziale. L’esame condotto affronta queste problematiche, indagando la possibilità e le forme della ricostruzione dei fenomeni storici attraverso la ricerca archeologica. Il tema viene sviluppato intorno ad un caso specifico, quello di Atene, e al problema dell’individuazione dei luoghi legati al culto eroico nella agorà del Ceramico. Si rivalutano, a questo proposito, le fonti letterarie e si studia più in particolare il rapporto tra le testimonianze materiali dello spazio pubblico di età storica e la presenza di sepolture precedenti. In particolare, si mette in evidenza la necessità di considerare il contesto globale delle testimonianze, approfondendo soprattutto il caso del sepolcreto tardo-geometrico della Tholos, delle strutture archeologiche contigue, della persistenza e del rispetto di alcune aree, proponendo il riconoscimento di un’importante intermediazione esercitata dalla cultura dei gruppi aristocratici tra l’VIII ed il VI secolo a.C. Pagine: 399-436
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 A.M. D’ONOFRIO - Gli Ateniesi dell’Asty: l’abitato della prima età del ferro attraverso il record archeologico
La relazione tra sepolture e abitato nel caso dell’Atene della prima età del ferro appare ancora incerta a causa della scarsità di dati relativi ai resti strutturali e all’evidenza ad essi connessa; in generale le notizie di cui disponiamo in materia sono «preliminari» e limitate ad una definizione funzionale e ad una valutazione cronologica di massima. Tale situazione ha favorito il ricorso ad un approccio speculativo che utilizza come principale strumento interpretativo le fonti letterarie. L’A. presenta una verifica complessiva del record archeologico che viene posto in relazione alle caratteristiche ambientali dell’Asty: sia nel versante settentrionale, che include la vasta area dell’agora del Kerameikos ed è percorsa dal turbolento Eridanos, sia nel versante meridionale, bagnato dall’Ilisso, le sepolture e le tracce di insediamento risultano embricate per tutto il periodo considerato. Le diverse comunità che convivono intorno all’Acropoli, dando vita alla polis ateniese, rivelano, nel medio termine, un sostanziale attaccamento ai propri luoghi di sepoltura. Pagine: 437-460
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 B. BLANDIN - Spazio urbano e necropoli ad Eretria
Il fine del presente contributo consiste nell’inquadrare i cambiamenti concernenti la costituzione dello spazio urbano dell’antica Eretria (Eubea) avvenuti nella prima età del Ferro a partire dall’analisi delle sepolture. La distribuzione delle tombe costituisce infatti, come è noto, un aspetto fondamentale per capire il processo di formazione della città in quanto organizzazione socio-politica. Basti ricordare che, con la formazione della polis, le tombe vengono in genere escluse dallo spazio urbano. Pagine: 461-472
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 D. MERTENS - L’«heroon» sull’agora di Selinunte. Nota preliminare
Negli attuali scavi condotti dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma in stretta collaborazione con la Soprintendenza ai BB.AA.CC. di Trapani sull’agora di Selinunte è stato scoperto un impianto di particolare significato. Su una altura rocciosa lasciata nello stato naturale al centro della estesa piazza si trova una cassa costruita con grandi lastroni di pietra calcarea delle misure interne di ca. 1 x 2.50 m posata in una cavità scavata nella roccia viva e recintata a sua volta da un peribolo delle misure 6.75 x 8.65 m: monumento, dunque, con tutte le sembianze di una tomba di particolare importanza che, anche in considerazione della sua ubicazione nel centro dell’agora, è stato provvisoriamente definito come un heroon, forse da collegare all’ecista stesso. Tuttavia, si è scoperta pure una cavità uguale a quella nella quale si trova ancora la tomba in situ – più distrutta e sconvolta, ma sempre destinata ad una simile struttura tombale – immediatamente accanto alla prima ma non compresa nello stesso peribolo, una scoperta che rende la interpretazione dell’impianto più complessa. Essa va ora comunque affrontata riprendendo in considerazione anche la vicina c.d. «necropoli arcaica» scoperta tempo fa da Antonia Rallo. Pagine: 473-488
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 A. RALLO - Considerazioni su un gruppo di tombe protoarcaiche di Selinunte
Si prende in esame un gruppo di tombe protoarcaiche venute in luce nel settore sud-orientale del pianoro di Manuzza. Attraverso l’analisi del ritrovamento, dei corredi, della tipologia delle tombe, della posizione topografica dello scavo e della contiguità con l’area di Selinunte, si ipotizza una continuità di valenza cultuale dell’area. Pagine: 489-496
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 L.M. CALIO - Tombe e culto dinastico nelle città carie
Il Mausoleo di Alicarnasso è l’edificio più rappresentativo di una regione, la Caria, che organizza le proprie strutture culturali, economiche e insediative nella prima metà del IV secolo a.C. La dinastia Ecatomnide da all’intera area una nuova visibilità attraverso fondazioni importanti dal punto di vista urbanistico ed architettonico. In questo lavoro il mausoleo viene analizzato come parte integrante della fondazione della nuova capitale e all’interno della cultura che lo ha espresso. L’edificio pur parlando un linguaggio iconografico di tipo greco, si connota per la sua struttura architettonica, per la posizione all’interno della città e per la sistemazione dell’area in cui sorge, come una tomba reale i cui modelli vanno probabilmente ricercati nel mondo orientale e achemenide. Pagine: 497-536
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 F. GUIZZI - «Là dove giacciono gli altri benefattori». Archippe di Kyme (eolica) e le sepolture degli evergeti
Il contributo si propone di riesaminare il dossier epigrafico da Kyme eolica che contiene i decreti onorari per la benefattrice Archippe. Fra gli onori decretati dalla polis è anche quello della sepoltura nel «cimitero dei benefattori» che si trovava quasi certamente all’interno del centro urbano. Pagine: 537-546
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 P. LOMBARDI - Per sempre accanto al suo dio: La sepoltura di una menade tebana vicino al teatro di Magnesia al Meandro (Inschr. v. Magnesia, 215)
L’A. prende in esame una ben nota e discussa iscrizione greca da Magnesia al Meandro(Kern, Inschr. v. Magnesia a. M., 215), copia (di età imperiale) basata su un documento più antico che racconta le vicende di tre donne - tre Menadi tebane - che, per ordine dell’oracolo di Delfi, fondano a Magnesia il culto dionisiaco nela forma di 3 thiasoi e che, alla loro morte, ricevono sepoltura pubblica; una di loro, in particolare, è sepolta in pieno centro, accanto al teatro. Attraverso l’analisi degli elementi interni al testo, si evidenziano le analogie tra il culto dionisiaco di Magnesia e quello tebano di Dioniso Kadmeios, nella forma nota da documenti amfizionici della fine del III sec. a.C. che garantiscono altresì il riconoscimento delle Agrionie tebane e l’asylia per i Techniti dionisiaci. La sepoltura di una delle Menadi (Thettalè) accanto al teatro, sarebbe giustificata perciò dal fatto che i rituali compiuti dal thiasos da lei fondato (quello ??? ??????????) sarebbero stati collegati con il teatro. Pagine: 547-566
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 M. GALLI - SEMA: Sepolture eroiche e identità civiche nell’Oriente dell’impero romano (II-I secolo a.C.)
In età ellenistica la prassi della sepoltura intra moenia costituisce una prerogativa dei sovrani, che recuperano in questo modo una prassi ancestrale riservata nel mondo greco agli eroi fondatori. Quando l’autorità regale diminuisce, vari casi dimostrano che i nuovi ceti emergenti delle città microasiatiche dal II secolo a.C. si arrogano questo privilegio. Dal punto di vista delle formulazioni architettoniche le loro scelte risultano molto diversificate. Nell’ultimo secolo della repubblica di Roma, sotto la spinta di una reciproca emulazione tra gli esponenti delle aristocrazie locali, si assiste al recupero di tale usanza con forte valenza ideologica. Nei primi decenni del principato, con l’imposizione del nuovo potere centrale si recupera ancora una volta il «discorso» sulla deposizione del corpo all’interno della città. I casi di Sagalasso, Afrodisia e Mileto mostrano che le nuove élites locali, all’interno di una attività evergetica ora programmatica e di ampia portata, ricorrono nuovamente alla sepoltura urbana nella sua valenza di sema per un mitico fondatore e patrono della collettività, come segno, quindi, di un’identità comune e garanzia di un ordine politico. Pagine: 567-592
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 P. GRANDINETTI - Sepoltura cittadina e onori funebri nell’Asia Minore di età ellenistica: qualche esempio
Alcune città dell’Asia Minore, studiate nella loro struttura sociale così come appariva in età ellenistica, hanno offerto diversi esempi di sepolture all’interno delle mura cittadine. Questo, infatti, costituì un onore insigne tributato ad alcune famiglie di spicco delle poleis microasiatiche; la loro celebrazione, effettuata attraverso questo tipo di visibilità monumentale, le onorava ai livelli che erano prima riservati agli ecisti, spingendosi fino all’organizzazione di culti e feste attorno ai loro monumenti sepolcrali. L’analisi di questi documenti rende percepibile, quindi, la lenta trasformazione della struttura sociale che coinvolse le diverse città d’Asia Minore nel difficile cammino verso l’età imperiale. Pagine: 593-602
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 IV. ROMA E IL LAZIO
Sessione IV - Atti del convegno internazionale “Sepolti tra i vivi. Evidenza ed interpretazione di contesti funerari in abitato”. Università degli Studi di Roma “La Sapienza” 26-29 Aprile 2006. Pagine: 615-742
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 D. FILIPPI - Dalla domus Regia al Foro: depositi di fondazione e di obliterazione nella prima età regia
trionali del Palatino, e il Foro, vengono deposti degli inumati. Questi contesti di età alto-arcaica, sebbene presentino sensibili differenze nelle corrispettive modalità di attuazione pratica, sembrano però delineare l’esistenza di un rito attinente alla fondazione e/o distruzione dei monumenti pubblici di una certa rilevanza, in cui è prevista la deposizione di inumati. Le fasi della domus Regia alto-arcaica (750-600 a.C. ca.) sono scandite da depositi di fondazione e/o obliterazione. Si tratta di tre tombe infantili, ad enchytrismòs, con corredo, di cui una deposta durante la costruzione del secondo edificio (fase 2.1), una collegata alla distruzione di tale fase (2.3) o alla costruzione del terzo edificio (fase 3.1), l’ultima collocata durante la distruzione del quarto edificio (fase 4). Il primo pavimento del Foro (strato 24 della sequenza Gjerstad) viene altresì preceduto da un riempimento (strati 25-28) nel quale vengono deposti tre inumati (un uomo, una donna ed un infante), direttamente nel terreno, privi di corredo. Pagine: 617-638
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 E. GUSBERTI - Sepolture in abitato a Roma tra VIII e VII secolo a.C.
Durante la prima età regia, quando lo spazio destinato alle necropoli è da tempo circoscritto nelle aree periferiche settentrionali e nord-orientali, non sono rari i casi di sepolture singole o in piccoli gruppi deposte all’interno dell’abitato. Si tratta in prevalenza di tombe di infanti e bambini, tuttavia non mancano donne e uomini adulti. L’analisi contestuale delle deposizioni ha rivelato che molte di esse sono strettamente connesse con costruzioni e rifacimenti di edifici, strutture e luoghi di fondamentale rilevanza: le prime mura del Palatino, la domus Regia all’interno del Santuario di Vesta, la prima piazza forense. Pagine: 639-652
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 A. GALLONE - Sepolti tra le mura della prima Roma. Il caso delle tombe sulla pendice palatina
L’intervento si pone come obiettivo l’analisi e l’interpretazione del gruppo di sepolture, tre inumazioni di adulti e una di infante entro dolio inserite all’interno di un piccolo recinto funerario, rinvenute sulla pendice settentrionale del colle Palatino. Il contesto, databile al VII secolo a.C., presenta tratti caratteristici molto peculiari, sia per la posizione delle deposizioni stesse sia per le loro tipologia. Tali sepolture risultano, inoltre, di estremo interesse trovandosi in un’area particolarmente densa di significato per le prime fasi dell’antica Roma. Le tombe, si trovano infatti in una zona, occupata fino a qualche decennio prima, da un segmento delle mura di fortificazione del colle, datate all’VIII secolo a.C. Pagine: 653-666
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 P. CARAFA - Uccisioni rituali e sacrifici umani nella topografia di Roma
La recente scoperta di sepolture databili in cronologia assoluta tradizionale tra la metà dell’VIII e l’inizio del VII secolo a.C., connesse alle mura palatine e alla domus Regia lungo la Sacra Via, costituisce l’occasione per riconsiderare il complesso problema della classificazione e interpretazione delle diverse attestazioni dei riti che prevedevano vittime umane. Si tenterà inoltre di identificare le possibili relazioni tra vittime umane, edifici-luoghi di Roma e elementi costitutivi del primo progetto urbano. Pagine: 667-704
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 A. CARANDINI - Uccisioni rituali-sacrifici umani a Roma, tra centro proto-urbano e prima città-stato. Abbozzando una sintesi
Riconsiderando le già note sepolture di adulti e bambini nel Foro e sul Campidoglio e grazie ai nuovi dati raccolti nello scavo condotto alle pendici settentrionali del Palatino, è possibile confermare – in accordo con la tradizione letteraria relativa alla fondazione di Roma - che a partire dalla fase laziale IIB non esistono più necropoli nell’abitato, segno dell’esistenza di una città dei vivi separata da quella dei morti ben prima del VII secolo a.C. Esistono invece «strane» sepolture riconducibili a eroi-fondatori o al sacrificio di uomini in occasione di eventi eccezionali (costruzione/obliterazione delle mura, pavimentazioni del Foro etc.). Pagine: 705-710
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 A. GUIDI - Sepolti tra i vivi. L’evidenza laziale
L’A. esamina le possibili evidenze di deposizioni in abitato (o in corrispondenza di limiti dell’abitato, come mura di difesa) attestate nel Latium vetus. Particolare attenzione viene rivolta alla sepoltura di tre giovani donne:1. la t. I di Valvisciolo, associata a un deposito votivo, della prima metà dell’VIII secolo a.C.; 2. la t. 2 di Ardea-Colle della Noce, associata a un luogo di culto, della seconda metà dell’VIII secolo a.C.; 3. la ricca sepoltura di Fidenae della fine del VI secolo a.C., anch’essa sita a poca distanza da un deposito votivo. Si ipotizza che tali sepolture, analogamente a quanto attestano le fonti per Roma e Albalonga sulle Vestali in età arcaica, siano di sacerdotesse. Pagine: 711-724
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 A. DE SANTIS, M. FENELLI, L. SALVADEI - Implicazioni culturali e sociali del trattamento funebre dei bambini nella protostoria laziale
Sulla base dellíanalisi dei dati antropologici e archeologici, sia inediti che di rilettura di contesti già noti, si presenta il quadro della situazione relativa alle sepolture di bambini nel Lazio antico nel periodo protostorico. I dati forniti dallíesame delle situazioni negli abitati sono confrontati con quelli delle necropoli. Inoltre vengono esaminate le differenze allíinterno dei singoli complessi relativi a età, sesso, tipo di deposizione, assenza o presenza di corredo. Pagine: 725-742
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 V. L’ITALIA PREROMANA E L’EUROPA CONTINENTALE
Sessione V - Atti del convegno internazionale “Sepolti tra i vivi. Evidenza ed interpretazione di contesti funerari in abitato”. Università degli Studi di Roma “La Sapienza” 26-29 Aprile 2006. Pagine: 743-974
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 A. VANZETTI - Appunti per l’indagine sulle deposizioni umane in abitato durante la protostoria europea
Pagine: 745-770
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 M. BONGHI JOVINO - L’ultima dimora. Sacrifici umani e rituali sacri in Etruria. Nuovi dati sulle sepolture nell’abitato di Tarquinia
La relazione tratta del complesso di sepolture venute a luce nell’abitato di Tarquinia, in particolare nell’area sacra. Tali deposizioni (neonati, fanciulli e uomini e donne) presentano differenti caratteristiche perché relative sia a individui defunti di morte naturale che rivelano la presenza di rituali ancestrali sia a individui che attestano l’esistenza dei sacrifici umani. In particolare vengono illustrate le caratteristiche delle varie deposizioni e il loro significato (rituale o sacrificale) scandito cronologicamente dai dati stratigrafici. Sono proposti confronti con situazioni presenti in area mediterranea. L’attenzione è rivolta specialmente a Roma, alla Grecia e alla Fenicia. Varie considerazioni sono dedicate agli studi di archeologi e storici che, da diversi punti di vista, hanno trattato l’argomento. La recente scoperta di un nuovo sacrificio umano ripropone l’intera questione degli individui sepolti tra i vivi. Quest’ultimo caso riguarda un sacrificio di propiziatorio di un fanciullo sgozzato e seppellito sotto un muro e fornisce nuovi dati in merito alla problematica dei delitti religiosi. L’importanza del rinvenimento deriva dal fatto che ci si trova di fronte ad una realtà concreta (come dimostrano le analisi antropologiche di laboratorio) che si affianca al dibattito sull’interpretazione delle fonti letterarie dell’antichità. In ogni caso la pratica del sacrificio umano fu attiva a Tarquinia per un lungo periodo in quanto finora è documentata dall’VIII al VI secolo a.C., senza regolarità e periodicità, ma pur sempre sotto il controllo della comunità. Pagine: 771-794
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 F. MALLEGNI, B. LIPPI - Considerazioni antropologiche sugli inumati nell’area sacra dell’abitato di Tarquinia
Una serie di reperti scheletrici umani, inumati nella così detta area sacra della Civita di Tarquinia, ha dato la possibilità di uno studio antropologico mirato non solo agli aspetti biofisici dei vari individui ivi scheletrizzati, ma di rilevare segni particolari sulle loro ossa tali da presupporre interventi cruenti  in vita e causa del loro decesso. Particolarmente interessanti per questi aspetti sono due soggetti, un prepubere di circa 9-10 anni ed un uomo adulto di circa 35 anni. Il primo scheletro è stato inumato già mancante del distretto cranico, spiccato in vita con un taglio netto tra la V e la VI vertebra. Potrebbe trattarsi di un vero e proprio sacrificio umano. Lo scheletro del soggetto adulto mostra ferite, anche molto gravi ma in corso di guarigione, se non affatto guarite, ciò che dimostra una sopravvivenza piuttosto lunga. La posizione ed il tipo soprattutto di una ferita e la sua localizzazione sul capo inducono a pensare ad una esecuzione. Si tratta dei primi documenti oggettivi di sacrifici in gruppi umani a cultura etrusca. Pagine: 795-804
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 M. TORELLI - Exterminatio
Si esaminano le circostanze della c.d. exterminatio, ossia della «cacciata» di elementi estranei dal territorio di un corpo sociale dato, documentato dalle Tavole Iguvine, e le si confrontano con i dati relativi alle sepolture di individui all’interno delle necropoli laziali e villanoviane dell’età del Ferro, concludendo che quei casi di seppellimento fuori dai contesti cimiteriali riconosciuti si riferiscono a schiavi (Veio, Porta Nord), a fulmine icti (Veio, Piazza d’Armi) o a condannati a morte, come sembrano essere i casi di scheletri di VIII secolo a.C. scoperti da P. Fortini sotto il Carcer di Roma, vittime della proiectio ad scalas Gemonias praticata ancora in età imperiale (figli di Seiano). Pagine: 805-820
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 G. BARTOLONI - La sepoltura al centro del pianoro di Piazza d’Armi-Veio
Il recente rinvenimento nella c.d. cittadella di Piazza d’Armi di una sepoltura maschile in fossa accompagnata da una copertura particolare ha aperto un vivace dibattito sul carattere di questa e altre deposizioni che gli scavi d’abitato sia nelle città del Lazio che dell’ Etruria stanno mettendo in luce. L’impulso dato agli scavi in abitato infatti ha portato come conseguenza dei nuovi dati relativi alla compagine insediamentale e conseguenti nuovi interrogativi: chi sono gli individui deposti all’interno degli abitati presso case, mura o luoghi di culto? Morti eccellenti o morti rituali? Nel caso di Piazza d’Armi la continuità nella venerazione del luogo fino al pieno VII secolo a.C. fa propendere per la deposizione di un uomo illustre, strettamente legato agli inizi del processo di occupazione della città di Veio. Pagine: 821-832
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 F. BOITANI, S. NERI, F. BIAGI - La donna delle fornaci di Veio-Campetti
L’indagine di scavo, iniziata dalla Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria meridionale nel 2003 a Veio, ai margini del pianoro della città , non lontano da Porta Nord-Ovest, ha rivelato, entro i limiti di un saggio di m. 18 per m. 5, un articolato deposito stratigrafico con continuità di vita dall’età arcaica fino all’inizio dell’età del Ferro. I nuovi dati consentono di far risalire alla fase arcaica la costruzione del circuito difensivo in opera quadrata, già noto per alcuni brevi tratti, e di una nuova struttura, anch’essa in opera quadrata, che corre parallelamente per oltre 29 metri; all’età orientalizzante si riferiscono una capanna rettangolare ed una fornace da metallo; alla prima età del Ferro si data l’impianto del più antico terrapieno difensivo e forse del relativo fossato, che segna a sua volta l’obliterazione di una struttura produttiva di ceramiche, composta da due fornaci a tiraggio orizzontale con annessa fossa per la decantazione dell’argilla. Lo smantellamento dell’impianto, posto nella zona immediatamente antistante una capanna ovale suddivisa in due ambienti coassiali preceduti da un portico (lungh. 13 m), si data al più tardi verso la fine del IX sec. a.C., ed è contestuale alla sepoltura di una donna adulta in una fossa rettangolare scavata in corrispondenza della partizione interna della capanna e successivamente rispettata dalle murature arcaiche. Un nuovo caso di «sepolto tra i vivi», il cui significato si prospetta di particolare interesse. Pagine: 833-868
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 M.P. BAGLIONE, M.A. DE LUCIA BROLLI - Le deposizioni infantili nell’agro falisco tra vecchi e nuovi scavi
Nel territorio falisco, sia a Vignanello, nell’area del Molesino, che a Falerii, nella zona dello Scasato, scavi risalenti ai primi decenni del secolo scorso e indagini più recenti hanno portato alla luce piccoli gruppi di sepolture infantili inserite all’interno degli abitati e circoscrivibili in un ristretto arco cronologico, compreso fra gli ultimi decenni del VII e la seconda metà del secolo seguente. Un tratto caratteristico è rappresentato dalla presenza costante del contenitore litico, a cassetta con copertura a tetto displuviato; anche il criterio di composizione dei corredi presenta una sostanziale uniformità nella presenza di un ridotto numero di ornamenti personali e di corredi accessori per lo più di dimensioni ridotte, all’interno dei quali appaiono privilegiati i contenitori per sostanze profumate, di produzione etrusco-corinzia. A Falerii Veteres i diversi gruppi di sepolture infantili individuati presentano motivi di particolare interesse, poiché risultano ubicati in settori dell’insediamento che, in una fase successiva, saranno destinati alla funzione di luogo di culto, con il conseguente impianto di edifici sacri di grande impegno. Pagine: 869-894
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 A. CIANCIO - Necropoli e aree urbane L’uso «apulo» di seppellire intra ed extra muros nella Peucezia del periodo tra VI e III secolo a.C.
Nella Peucezia pre-romana (la regione storica coincidente con la parte centrale della Puglia) il problema delle relazioni esistenti tra sepolture e aree abitative presenta una certa complessità interpretativa, non spiegabile semplicemente con il richiamo alla tradizione iapigia e alla peculiarità del rituale funerario indigeno, che prevedeva appunto questa promiscuità. Per il periodo tra età arcaica ed ellenismo (durante il quale si realizza progressivamente il processo di urbanizzazione del territorio peuceta), il fenomeno della coesistenza o contiguità di case e tombe nell’ambito degli spazi urbani si presenta con aspetti differenziati nei principali abitati della regione (Monte Sannace/Thuriae, Gravina/Sidion, Ceglie/Kailìa, Rutigliano/Azetium ), rispecchiando il diverso grado di accelerazione culturale raggiunto dalle comunità. Un punto di osservazione privilegiato è costituito dall’abitato di Monte Sannace, presso Gioia del Colle (Bari). La documentazione scaturita dagli scavi regolari condotti dalla Soprintendenza in questo sito tra il 1999 e il 2002, affiancata ai dati delle ricerche precedenti, offre infatti elementi nuovi e importanti per l’analisi e la comprensione del rapporto necropoli-area urbana nel periodo tra VI e III secolo a.C., consentendo di individuare con sicurezza l’esistenza, in ambito urbano, di aree ed edifici destinati alla collocazione di sepolture di prestigio. A Monte Sannace, la diversa rilevanza delle sepolture è da porre, quindi, in dipendenza della loro diversa ubicazione all’interno dell’area dell’insediamento, e il successivo sviluppo del centro in senso urbano sembra strettamente correlato alla esistenza di tali spazi sacri, destinati a tombe illustri e a culti funerari gentilizi. Pagine: 895-918
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 S. VERGER - Enterré dans le souvenir de la maison. A propos du tumulus 4 de la Heuneburg dans la haute vallée du Danube
La tombe à char centrale du tumulus 4 de la nécropole hallstattienne de la Heuneburg dans la haute vallée du Danube a été creusée dans les ruines d’une grande demeure aristocratique de type tyrrhénien, après l’incendie qui ravagea l’agglomération vers 530. L’examen des données de fouilles permet de reconstituer l’histoire du groupe qui était titulaire du tertre et, auparavant, du domaine sur lequel il fut érigé. La construction de la maison est un des indices de la forte empreinte étrusque qui détermina l’organisation du territoire de la Heuneburg à partir de 600. Sa destruction et son remplacement par la nécropole tumulaire aristocratique marquent une modification politique majeure dans l’histoire des sociétés aristocratiques de l’Allemagne du Sud vers 530, probablement liée à l’avènement du centre « princier » d’Asperg auquel est rattachée par exemple la grande tombe de Hochdorf. En ce sens, plus qu’un enterrement dans une maison, le tumulus 4 nous donne à voir l’enterrement d’une maison, des prérogatives du groupe qui en était titulaire et d’une forme de société balayée par un brutal revers militaire. Pagine: 919-958
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 B. LAMBOT - Les morts du village gaulois d’Acy-Romance (Ardennes-France)
La fouille exhaustive d’un habitat ouvert de La Tène finale et des nécropoles contemporaines à Acy-Romance (Ardennes) est exceptionnelle en Gaule septentrionale. Elle permet des recherches multidirectionnelles innovantes. Le traitement des morts est l’une d’entre elles. Pour les deux derniers siècles avant J.-C., le rite de la crémation des morts est considéré comme étant la règle. Il n’en est rien, loin s’en faut, et si les inhumés découverts sporadiquement témoignent d’autres pratiques, il n’est pas possible d’y observer des traits communs. La reconnaissance de sacrifices dans le village d’Acy-Romance suivis de l’inhumation des corps en des positions particulières est un fait qui ne semble pas unique comme l’attestent quelques découvertes récentes. Ces défunts et les restes humains dispersés dans l’habitat, os frais présentant parfois des traces de découpe et os «résiduels», sont aussi important que le nombre d’individus connus dans la totalité des cimetières. Cette population, comme celle des sanctuaires, est donc exclue du rite du passage sur le bûcher. Il est évident que l’élite du village est la seule à bénéficier de ce traitement ultime du corps qui disparaît dans les flammes et les fumées du bûcher en des «funérailles grandioses» (César, B.G.VI,19). Cette classe sociale privilégiée marque ostensiblement son statut, sa puissance, ses droits de propriétaires en délimitant par des fossés des concessions, familiales probablement, en des endroits topographiquement privilégiés. La crémation n’est plus dans cette perspective le rituel commun et généralisé mais bien au contraire l’exception strictement réservée aux élites. On arrive ainsi à comprendre un peu mieux le phénomène récurrent de la tombe fondatrice, marquant le point de départ de la lignée des bénéficiaires, le feu jouant alors un rôle majeur et réservé. Plusieurs cas de restes de corps incinérés rejetés dans les silos/poubelles conduisent à s’interroger sur ce «privilège de la crémation». Une frange infime de la population pratique l’incinération ou s’approprie discrètement ce privilège, sans avoir celui de la concession territoriale. Pagine: 959-974
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 VI. STORIA, STORIA DELLE RELIGIONI, ASPETTI GIURIDICI
Sessione VI - Atti del convegno internazionale “Sepolti tra i vivi. Evidenza ed interpretazione di contesti funerari in abitato”. Università degli Studi di Roma “La Sapienza” 26-29 Aprile 2006. Pagine: 975-1080
Prezzo: €  20,00  
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 C. RICCI - Rappresentazione di sé e autorappresentazione. Una questione d’interpretazione
? evidente, negli studi degli ultimi decenni che riguardano i meccanismi della comunicazione nelle società premoderne, il ricorso massiccio al termine «autorappresentazione». Nel presente contributo, dopo una rapida carrellata su diversi ambiti d’impiego del termine, si volge specifica attenzione ad alcuni esempi che riguardano lavori di studiosi della società romana imperiale che di A. hanno molto parlato; si passa quindi a indicare cosa con A. s’intenda in altri contesti (studi di psicologia e storia sociale, antropologia e filosofia), per proporre, nel caso di usi impropri della parola, l’uso di formule alternative e individuare alcuni dei momenti in cui una forma di A. autentica avrebbe potuto manifestarsi. Pagine: 977-986
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 M. FiIORENTINI - Culti gentilizi, culti degli antenati
I sacra gentilicia sono una prova determinante dell’originaria autonomia delle gentes all’interno della civitas. L’analisi delle testimonianze sui culti gentilizi dei Servilii, dei Nautii, dei Claudii, dei Fabii, dei Veturii e di altri gruppi conferma il carattere interno del culto, spesso rafforzato da miti di fondazione dei rituali che affondano la loro origine nello strato più antico della tradizione religiosa romana. Tuttavia va respinta la tendenza ad inserire tra di loro i riti funerari che, secondo le classificazioni romane, ricordano i defunti della famiglia allargata ma non servono a certificare l’unione gentilizia delle varie famiglie portanti lo stesso nomen. Le notizie di tombe gentilizie devono essere confrontate con quelle di tombe di eminenti personaggi della storia repubblicana sepolti all’interno del pomerio, contribuendo a risolvere alcune questioni ancora aperte intorno al problema dello spazio sacro interno alla città, al rapporto tra pomerio ed Urbs ed alle forme di occupazione dello spazio cittadino. Pagine: 987-1046
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 M. BLASI - Il caso controverso degli onori funebri per Publio Valerio Publicola
Per le spese relative al funus e alla sepultura di Publio Valerio Publicola esistono due tradizioni letterarie: una che prevede spese pagate dal senato con denaro dell’erario, l’altra spese pagate dalla plebe con una colletta. Con il presente lavoro intendo dimostrare come le spese per Publicola possano essere state sostenute sia dal senato che dalla plebe e che, pertanto, una tradizione non escluda l’altra, ma semmai la completi. Pagine: 1047-1066
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 G.L. GREGORI - Loca sepulturae publice data e funera publica nel Lazio d’età romana: qualche considerazione sulla documentazione epigrafica
Riflessione sulla concessione da parte dei decurioni di funera publica e di loca sepulturae a spese pubbliche nelle comunità del Lazio, come ci viene testimoniata dalle iscrizioni latine di I e II secolo d.C. All’uno ed all’altro onore era spesso associato quello di una statua del defunto/a, posta in un luogo pubblico, unica presenza della morte ammessa, in età romana, all’interno del pomerio. Pagine: 1067-1080
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 VII. CONFRONTI ETNOLOGICI
Sessione VII - Atti del convegno internazionale “Sepolti tra i vivi. Evidenza ed interpretazione di contesti funerari in abitato”. Università degli Studi di Roma “La Sapienza” 26-29 Aprile 2006. Pagine: 1081-1134
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 F. REMOTTI - Bananeti e tombe arboree: «scomparire» o «rimanere» tra i baNande del Nord Kivu (Congo orientale)
In questo scritto sono stati esaminati tre modelli di sepoltura tra i baNande del Nord Kivu (Repubblica Democratica del Congo). Il primo – quello della gente comune – prevede la sepoltura in una fossa destinata a «scomparire» nel bananeto, così che il defunto viene fatto partecipare a un processo di rigenerazione della vita. Il secondo coincide invece con la tomba arborea dei capi incoronati, destinata a «rimanere» come monumento vegetale sulla cima di una collina. Il terzo infine riguarda i capi non incoronati, sulla cui tomba nel bananeto viene fatto crescere un albero della foresta per conservarne la memoria. Pagine: 1083-1104
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 M. ARIOTI - La sepoltura dentro l’abitato fra i pastori del Sudan meridionale
La relazione tratta della sepoltura dentro l’abitato fra i pastori Niloti del Sudan meridionale, contestualizzandola nei particolari insediamenti di queste popolazioni nomadi. Vi si mette in luce l’importanza della capanna femminile come punto di riferimento che definisce e orienta lo spazio funebre all’interno del modulo insediativo fondamentale, la fattoria, ma si evidenziano anche elementi che fanno intravedere una possibile pratica dell’esposizione del cadavere. Pagine: 1105-1116
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 G.M.G. SCODITTI - Il volto ad oriente, i piedi dove tramonta il sole
Da una prima mappatura, effettuata in varie fasi di ricerca sul terreno nell'isola di Kitawa (Marshall Bennett Group, Papua New Guinea) sono stati individuati, lungo tutto il perimetro esterno del bassopiano, una serie di "luoghi di esposizione" (anfratti naturali di roccia corallina) dove sono deposti dei teschi, mentre nei villaggi sono state individuate varie tipologie di tombe che sorgono nello stesso perimetro dove vengono costruite le capanne. È possibile ipotizzare che questa apparente contrapposizione fra tomba e "luogo di esposizione" sia il segno di modi diversi di attribuire un significato, o più significati, al corpo/scheletro, sepolto nella tomba, e al volto/teschio (ponendo che sia stato 'decollato' dal corpo) esposto in un anfratto di roccia corallina? Pagine: 1117-1132
Prezzo: €  5,00  
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