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immagine del libro Arslantepe, il tempo in posa


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Arslantepe, il tempo in posa

La fotografia di Roberto Ceccacci


Curato:
   Frangipane M.  
Anno Edizione:
  2000
Isbn:
  88-7140-181-6
Materie:
   Archeologia Fotografia
Formato:
  21x23
Allestimento:
  Brossura
Numero Pagine:
  112
Illustrazioni:
  56 ill. b/n e a colori
Casa Editrice:
  Edizioni Quasar
Cod. :
  AC060100

Catalogo di una mostra fotografica tenutasi nel novembre del 2000 presso il Museo dell’Arte Classica - Gipsoteca dell’Università “La Sapienza” di Roma, in occasione del decennale della scomparsa di Alba Palmieri, docente della stessa università e direttrice per molti anni di uno dei cosidetti grandi scavi dell'Ateneo romano, la Missione Archeologica Italiana di Arslantepe - Malatya in Turchia. Nella mostra sono state esposte opere di Roberto Ceccacci, dal 1984 fotografo della Missione, che con Alba Palmieri ha iniziato un particolarissimo percorso di avvicinamento con l’obiettivo fotografico alle realtà lontane passate e presenti con cui la ricerca archeologica sul campo mette in contatto.
Il catalogo propone la maggioranza delle opere esposte in mostra (50 su 80), suddivise in due sezioni tematiche e grafiche (bianco e nero e colore). Doppia appare infatti la direzione della ricerca artistica di Ceccani.
Da un lato gli studi a colori di oggettistica archeologica, collocati nel nucleo centrale del volume e presentati secondo un criterio cronologico-evoluzionistico che ripercorre l'itinerario seguito dall'autore nella sperimentazione, tuttora in progress, di strategie illuminotecniche e sfondi scenici via via più complessi. Un itinerario il cui esito è una fotografia archeologica che, volutamente al di là delle norme tecnico-anatomiche previste dalle esigenze di una documentazione in vitro d'uso prettamente scientifico, intende porre il reperto al centro di una scena viva, instaurando una sorta di teatro visivo preistorico che tenta di restituire o almeno additare l'uso originario e dunque la reale esistenza dell'oggetto. Una ri-contestualizzazione per vie estetiche che è peraltro in linea con alcuni tratti fondamentali della metodologia storica e delle strategie divulgative di Alba Palmieri e, ora, di Marcella Frangipane; si possono leggere infatti nel percorso artistico di Ceccacci anche gli esiti di un incontro e di una sintonia profonda appunto tra una sensibilità artistica e una sensibilità storico-scientifica.
Dall'altro lato le opere in bianco e nero, raccolte in micro-sezioni disposte ad arcipelago attorno alla sezione centrale a colori. Immagini prese a scatto libero, al di là cioè del lavoro prettamente archeologico, colte sullo scavo ma anche e sopratutto nei suoi dintorni, nei villaggi e nei paesaggi dell'Anatolia, o ancora ad Istanbul. Laddove il colore restituisce futuro alla preistoria, il bianco e nero sembra qui retrodatare i volti e la geografia della Turchia di oggi, in una convergenza e in un cortocircuito fra arcaico e presente che regala anche inattesi shock cronologici, come quando gli sfondi usati per certe cose d'oggettistica si rivelano non essere altro che le mura stesse delle case dell'Anatolia di oggi, a loro volta identiche alle case dell'Anatolia di cinque o sei milleni fa.
Corredano il volume interventi testuali di Isabella Caneva, Paolo Pasquini e Marco Ramazzotti nonché un contributo grafico di Francesca Storaro.