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Libro
Disponibilità: 
Si
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Dove l’Italia non poté tornare

1954 - 2004


Autore:
   Gabrielli I.  
Anno Edizione:
  2004
Collana/Rivista:  Monografie
info
Isbn:
  88-88018-20-4
Materie:
   Storia
Formato:
  17x24
Allestimento:
  Brossura
Numero Pagine:
  46
Illustrazioni:
  7 cartine in b/n
Casa Editrice:
  Editreg
Cod. :
  CZ016000

“Trieste e la Venezia Giulia, liberate nel novembre 1918 dalla dominazione austro-ungarica, e poi annessi all’Italia, rimasero effettivamente uniti alla Patria fino all’8 settembre 1943. Subito dopo per queste terre di confine iniziarono tragiche vicende che gli altri italiani, coinvolti dalla catastrofe nazionale, non conobbero nella loro complessità. Governi e mezzi d'informazione stesero un velo di silenzio sugli eventi giuliano-dalmati del dopoguerra: soprattutto furono ignorati la continuazione delle persecuzioni jugoslave e gli Accordi ed i Trattati di cui ben poche clausole erano rispettose dei diritti dei cittadini italiani del confine orientale. Queste sono state disattese o cancellate da altri Accordi. Il 26 ottobre 2004 ricorre il 500 anniversario del ritorno dell'Italia a Trieste. Dopo mezzo secolo, chi lo visse ricorda ancora quel giorno in cui le nostre lacrime di gioia per la fine di un’attesa durata undici lunghi anni si mescolavano con l'abbondante pioggia, che non ci impediva di applaudire festosamente bersaglieri e marinai sulle rive, nelle strade e nella Piazza dell'Unità d'Italia. La nostra felicità era però turbata da altre grosse nubi. Eravamo preoccupati per la sorte dell'ultimo lembo, il territorio Nord-occidentale dell'Istria non annessa alla Jugoslavia di Tito il 15 settembre 1947. In quella data, il Trattato di pace aveva ceduto tutta la Venezia Giulia e cioè gran parte delle Province di Trieste e di Gorizia, Pola e Fiume con le loro Province, incluse le isole di Cherso e Lussino, e la città di Zara in Dalmazia. L'Italia perdeva, oltre ai capoluoghi, le ridenti cittadine di Parenzo, Orsera, Rovigno, Fasana, Valle, Dignano, Pisino, Montona, Portole, Abbazia, Albona, Fianona, ecc. Erano stati staccati dall'Italia anche Trieste con il territorio da Duino a Cittanova d'Istria, per istituire il "Territorio Libero di Trieste" (TLT), che si trovava già diviso in Zona A, occupata dal Governo militare anglo-americano e Zona B da quello jugoslavo. Cinquant'anni fa l'Italia, la Jugoslavia, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna decisero, con il Memorandum d'Intesa di Londra, di ristituire, nemmeno integralmente, la Zona A all'amministrazione italiana, col ritiro delle truppe alleate, e di trasformare l'occupazione militare della Zona B in "amministrazione civile" jugoslava. In tale Zona, occupata già dal maggio 1945, sono situate le ridenti cittadine già indiscutibilmente italiane di Capodistria, Isola, Pirano, Umago, Cittanova, sulla costa, e nell’interno Buie. Il Memorandum definiva tali modifìche come una "sistemazione pratica ", ma Autorità romane e locali garantirono che si trattava di una soluzione provvisoria, in attesa dell’immancabile giustizia in un imprecisato domani. Tutti i giuliani conoscevano allora le violente persecuzioni alle quali gli jugoslavi avevano già sottoposto i cittadini, sia dei territori ceduti, sia della Zona B, creandovi un’atmosfera di terrore, e sapevano come i diritti umani e gli stessi Trattati ed Accordi fossero stati violati. La condanna di tale comportamento jugoslavo, in un territorio ripetutamente confermato di maggioranza italiana, era stata registrata per la Storia dalla Dichiarazione Tripartita del 20 marzo 1948. Con questa gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia, proponevano di porre fine alle persecuzioni, restituendo all’Italia l’intero Territorio Libero. Ma il Documento restò una buona intenzione e le violenze continuarono. Non si poteva perciò illudersi, nel 1954, che l’atmosfera potesse migliorare nella Zona dove rimaneva la Jugoslavia, sia pure con una "amministrazione civile" e con l'impegno sottoscritto a rispettare i diritti umani, sotto il controllo dell'ONU . Il timore di quel 26 ottobre divenne presto realtà. Ai 300.000 esuli dai territori già ceduti ed a quelli che già avevano lasciato la Zona B si aggiunse la maggioranza dei suoi cittadini, che avevano resistito eroicamente per 10 anni. Furono così circa 50.000 gli esuli dalla Zona B, che vennero sventagliati anch’essi in Italia ed in tutto il mondo. In questo libretto è riassunta molto brevemente la particolare storia di queste terre, i motivi per cui gli italiani non poterono ritornarvi né 50 anni fa, né successivamente, per far conoscere i principali eventi come sono stati sofferti dall’intera popolazione di italiani, ai quali è stato negato il promesso plebiscito. I lettori, incontrando un esule istriano, fiumano o dalmata, capiranno quale sia stato il suo calvario, quanto soprvviva in lui il dolore per aver lasciato la terra dove sono rimaste le sue radici e l'amarezza per lo scarso impegno dei Governi a difendere i suoi diritti. Anche oggi, come cinquant'anni fa, il ricordo gioioso del ritorno dell’Italia a Trieste è unito alla sofferenza per la perdurante violazione, a danno di tanti italiani, del diritto di vivere nella propria terra, dove né l'Italia né gli italiani poterono ritornare”.
Sommario: Presentazione; Breve premessa storica; La prima guerra mondiale ed i Trattati di pace; La seconda guerra mondiale; L'armistizio; L'occupazione jugoslava della Venezia Giulia e la sua divisione in due Zone; Il Trattato di pace; Le cessioni territoriali. Il previsto Territorio Libero di Trieste; Il grande esodo dai territori ceduti con il Trattato di pace; La "Dichiarazione Tripartita ". Il dissenso Mosca-Belgrado; Gli eventi nelle due Zone del mancato Territorio Libero di Trieste; Verso il Memorandum di Londra; Il ritorno dell’Italia solo a Trieste; L'esodo dalla Zona B. Altri cedimenti italiani; Il dopo-Memorandum (1955-1975); Gli accordi di Osimo; Le ondate dell’esodo; La persistente pressione slava; I tradimenti di tutti gli impegni; Conclusioni e prospettive.